Franco Baresi intervistato da "El Pais"

Domanda. Sapeva che la sua prestazione difensiva contro la Quinta del Buitre lascio' un'impronta indelebile nei tifosi spagnoli?
Risposta. Il lavoro era condiviso. Con Arrigo Sacchi ci allenavamo molto.C'erano allenamenti nei quali i quattro difensori giocavamo contro diciassette attaccanti. Tassotti, Costacurta, Maldino e io contro il resto. Erano sessioni di gran intensita'. Cosi' sentivamo la partita come un allenamento. Eravamo abituati alle difficolta', allo spirito di
competizione, alla posizione in campo e ai movimenti. Oltre la qualita' tecnica, fondamentale era la sintonia mentale, la concentrazione e la capacita'di muoverti con il compagno. Cosa che forse adesso si vedono meno. Il Real, per esempio, non e' cambiato molto. Continua ad essere una squadra piu' attenta alla fase offensiva che a quella difensiva. Credo che si possano fare entrambe le cose. Quel Milan le faceva.
D. Quando lei rubava' il pallone quasi ne sempre usciva con classe. Come riusciva a a fare in modo che questo primo tocco fosse piu' raffinato che un semplice rinvio?
R. Questa e' una qualita' naturale. Senza l'istinto per anticipare la giocata questo primo tocco e' impossibile. Se capisci la giocata prima dell'avversario, guadagni dei centesimi di secondo che ti aiutano ad anticiparti, e se lo anticipi e' piu' semplice impossessarsi della palla e iniziare il contropiede. Tu puoi insegnare i movimenti, i concetti su come affrontare un rivale, ma gli anticipi....Ci sono due categorie : il calciatore e il giocatore. Il calciatore e' piu' lavoratore che intelligente. Il giocatore e' chi sa dettare i tempi di gioco.
D. Sacchi utilizzo' il suo senso per l'anticipo come un'arma offensiva.
R. Io rubavo a centrocampo e mi incorporavo in attacco. Cosi' sbilanciavamo a mezza squadra avversaria. Era una maniera di sorprendere..
D. Normalmente la sorpresa si cerca in attacco. Voi vi siete proposti di sorprendere in difesa?
R. Per noi e' stato molto importante il fuori gioco perche' molti pochi giocatori sapevano farlo e molti meno affrontarlo. La cosa curiosa e' che oggi si pratica meno che 15 anni fa. E' piu' difficile perche' tutte le squadre adesso sono piu' o meno organizzate. Nella mia epoca non c'era organizzazione. Il milan fu la prima squadra che pratico' un calcio con tutte le componenti nuove : fuori gioco, pressione, accorciamenti. L'effetto nei rivali era di sorpresa, paralisi. E ci dava un grande vantaggio perche' noi lo sfruttavamo con intelligenza : dettavamo i tempi all'unisono, con le linee sempre vicine.Gli altri giocavano in contropiede. Su l'avversario che riceveva il pallone arrivavamo sempre in tre. Lo provavamo tanto negli allenamenti e ci ha fruttato cosi' tanto che ci divertivamo persino negli allenamenti senza palla. Alla fine i meccanismi erano diventati naturali. Se a questo aggiungi grandi giocatori.. Avevamo ordine, qualita' e una grande volonta' di lasciare un segno importante. Non solo volevamo vincere. Volevamo impressionare chi ci guardava. Sacchi e Berlusconi volevano che giocassimo un bel calcio. Senza girarci troppo attorno.
D.Che cosa doveva considerare quando ordinava il fuori gioco?
R. Il fuorigioco e' uan conseguenza. Non dici: "Adesso facciamo scattare il fuori gioco". E' una conseguenza di come si muove la squadra. Bisogna stare molto attenti al pallone.Se il pallone lo ha un avversario ed ha a disposizione tempo e spazio allora non puoi ordinare il fuorigioco perche' ci sono molte possibilita' che fallisca. Bisogna saper distinguere tra "pallone coperto" e "pallone scoperto". Per far eil fuorigioco il pallone sempre deve essere coperto.Nel senso che tutta la squadra deve pressare sul
pallone in modo che i rivali non abbiano la possibilita' di far girare il pallone. In funzione di queste situazioni devi prendere la decisione, stando attenti alla posizione dei laterali. I laterali devono stare in linea. Mai in diagonale. Noi lo facevamo davvero con facilita'. A volte ci riusciva male ed incassavamo goals. Pero' il bilancio fu positivo. Furono piu' i gol evitati che quelli presi.
D.Con quale squadra era piu' difficile praticare il fuori gioco?
R. Con il Real non fu semplice. Quando affrontavamo rivali abili che attaccavano con molti uomini tutto si complicava. E devo dire che per me il Real e' stato una novita'. In Italia nessuno attaccava cosi' e in Europa neppure. Nei primi anni '80 il Real Madrid sempre elimino' l'Inter dall'Europa. L'Inter era molto difensivo e si ammucchiava nella propria area. Nemmeno sapeva marcare a zona. Se lasciavi l'iniziativa al Real eri morto. Questo non e' cambiato, oggi come ieri. L'Inter non era preparata. E quando il Real gioco' contro di noi rimase sorpresa nell'incontrare una squadra italiana cosi' aggressiva, con vocazione cosi' offensiva. Siamo stati i primi.
D.Lei sembrava fisicamente fragile pero' faceva sforzi incredibili senza nemmeno notarlo. Fino a che punto si sottovaluto' la sua capacita' atletica?
R. Avevo una muscolatura elastica. Non mi ruppi mai. Il mio punto forte era questa velocita'.
D. A Van Basten non le piaceva allenarsi?
R. Non e' vero. Gli olandesi per noi furono molto importanti. Loro avevano una mentalita' offensiva che ci contagiava. Gli italiani eravamo piu' conservatori e loro ci cambiarono un poco. Negli allenamenti erano straordinari. Solo che ci fu un momento in cui Van Basten si trovo' senza stimoli. Perche' Sacchi era un po' maniaco e Van Basten chiedeva un po' di elasticita'. Arrivo' quindi a desiderare meno pressione.
D. Perche' le piaceva tanto il calcio?
R. Il calcio e' una cosa che ho portato sempre dentro. Fin da piccolo. Quando ce l'hai dentro non ti pesano gli allenamenti, non ti pesano le partite.
D. Qual e' il suo primo ricordo del calcio professionistico?
R. Il mondiale del 1970. Italia-Germania 4-3. La viidi in televisione e fu la mia prima grande emozione. Dopo sono diventato milanista e ammiratore di Rivera. Non so se nacqui difensore. Quando ero un ragazzino giocavo a centrocampo. E iniziai a giocare presto piu' dietro perche' avevo questa visione panoramica, questo istinto organizzativo. Insomma, per comandare distribuendo il pallone.
D. Il suo talento era istintivo?
R. Si', certo. Il gioco si capisce con l'istinto. Perche' prima che accadano le cose tu le pensi. Capisci la giocata senza chiederti prima cosa sta succedendo. Se partiamo dallo stesso punto e tu sei piu' veloce di me, e capisci la giocata allo stesso modo, tu arriverai prima. Se io lo capisco prima di te allora arrivero' prima, anche se tu seipiu' veloce. Sono piccole cose. Nel calcio e' importante essere intelligenti.
D. Nel Mondiale degli U.S.A. ha dovuto giocare la finale dieci giorni dopo essersi operato il menisco. No le faceva male il ginocchio?
R. Mi operarono velocemente e dopo feci un poco di palestra e corsa. Feci due allenamenti nei due giorni prima della finale. Non ero sicuro di giocare. Sacchi nemmeno sapeva se rischiarmi in un match cosi'. Ma squalificarono Costacurta, ci furono un paio di infortuni e Sacchi dovette rischiarmi.
D. Le spiego' Sacchi come marcare Romario?
R. Non molto. Sacchi stava sempre molto attento ai dettagli della sua squadra.
D. Romario faceva un controllo, un tocco e dopo lei gli rubava il pallone. Era previsto che lei glielo facesse ricevere?
R. No. Quando marchi uno come Romario devi restare molto concentrato. Per me era uno stimolo incredibile misurarmi con lui e Bebeto. Mi esaltava.
D. Non dava la sensazione di pensare a niente. Arrivava come un razzo e si portava via il pallone.
R. Contro Romario non puoi pensare. Devi essere concentrato ed agire a tutta velocita'.
D. Lei agiva con grande determinazione. Come se sapesse cio' che doveva fare prima che accadessero le cose. Non aveva mai qualche dubbio?
R. Io solo mi fermavo a pensare quando stavo male fisicamente. Mai ho utilizzato il corpo per i miei interventi. Il mio gioco si basava sull'astuzia e il ritmo, e per farlo dovevo essere veloce con le gambe. Forse per questo davo l'impressione di non pensare. Un altro fattore sono i compagni. Ho avuto la fortuna di giocare per 10 anni con Tassotti, Maldini e Costacurta. C'era una sintonia cosi' grande tra noi che agivamo senza dover pensare.
D. Perche' commetteva cosi' pochi falli? Un centrale non dovrebbe fare piu' falli?
R. Sempre ho cercato di essere determinato. Cio' era sufficiente. Intimidire con falli non era il mio stile.
D. Cosa pensa di questo Milan?
R. Che si sta trovando dopo un cattivo inizio nel quale ha sofferto il ritiro di Maldini, il cambio di allenatore e la partenza di Kaka. La squadra si e' persa e la condizione fisica dei giocatori non era buona. Adesso la squadra sta meglio, basicamente perche' ha definito uno stile che si adegua alle caratteristiche di questi giocatori. Credo che a Madrid ha trovato lo schema nel quale possono funzionare bene. Forse il ritmo non e' alto ma hanno giocatori di grande qualita' e possono creare problemi a molte squadre. Sempre dipendendo dalle condizioni fisiche di giocatori che non sono al loro massimo livello.
D. Questa squadra potrebbe praticare il calcio di Sacchi?
R. Mai. In questo momento il Milan non puo' fare un gioco aggressivo ne'veloce. Ma possiede il cambio di ritmo che gli permette Pato. e ha Ronaldinho, che virtualmente possiede questa qualita' per cambiare il ritmo, anche se adesso non e' fisicamente al suo piu' alto livello. Ancora deve migliorare. Riassumendo, possiamo creare problemi ai rivali perche' facciamo girare bene il pallone e cambiamo gioco con grande precisione. Pero' andiamo al nostro ritmo. Se troviamo un rivale che ci impone un ritmo piu' alti ci mette in difficolta'. Ma i giocatori che abbiamo, Pirlo, Ambrosini, Seedorf, Gattuso, ci sono da cosi' tanto tempo e da cosi' tanti anni giocando ad alto livello che non si puo' pretendere che giochino almassimo livello fisico 70 partite a stagione.
R. Al Bernabéu non hanno pressato. Semplicemente si sono ammucchiati dietro e..
D. Non e' una squadra costruita per questo. Non e' pensata per difendere ma per imporre il proprio gioco. Ha problemi quando si trova davanti squadre che impongono un ritmo alto. In questi casi il Milan si trova in seria difficolta' perche' perde il pallone e gli costa recuperarlo. Questo mi faceva pensare che al Bernabeu ci sarebbe stato da soffrire. Ma il Real era piu' lento di noi! E' strano perche' il Real ha iniziato la stagione giocando bene. Poi non si sa perche' han mollato.
D. Kaka e' attaccante o mezzapunta?
R. Qui inizio' come mezzapunta dietro ai due attaccanti , in uno schema a rombo. Adesso penso che puo' rendere di piu' dietro ad un attaccante. Questo perche' si sa smarcare molto bene e questo lo porta in zona tiro. E' poco efficace senza pallone ed e' un errore farlo tornare indietro. L'ideale e' che giochi dietro la prima punta. In questo senso in Real e' condizionato da Raul. La squadra ideale sarebbe Benzema prima punta, Kaka dietro, Ronaldo a sinistra ed un centrocampista che aiuti sulla destra.Robben avrebbe fatto comodo..e in mezzo metterei Guti e Lass..un 4-2-3-1. Con questo schema hai bisogno di velocita' e Robben te l'assicurava. Oggi nel calcio e' fondamentale avere gente veloce che occupi le fasce in attacco e non che sempre voglia la palla sul piede. Con Robben o Ribery obbligheresti la squadra avversaria a ripiegarsi. Le ali ti proporzionano spazio in mezzo per far possesso palla e dominare. Con questi giocatori Kaka sfrutterebbe meglio gli spazi. Se gioca Raul e' chiaro che Kaka deve sacrificarsi di piu'. Questo toglie efficacia alla squadra quando perde un pallone. E' una zavorra per l'equilibrio. Ma Raul e' il capitano e lasciarlo fuori e' un problema.
D. Crede che questo Real Madrid sia una supersquadra?
R. Una cosa non mi torna. Perche' hanno acquistato Xabi Alonso? Xabi Alonso e' un buon giocatore ma risponde allo stesso profilo di Gago, Granero e Mahmadou Diarra. Doveva comprare Felipe Melo. Ha tecnica e fisicamente gli e' superiore. E' capace di darle un'altra dimensione al centrocampo. Lass, Xabi e Granero giocano allo stesso modo. E' un errore schierarli tutti insieme. Nella rosa del Real, l'unico che rompe la linea e' Guti. E dopo scelgo Diarra. Corretto, con e senza pallone.
D. Quale altro problema vede nel Real Madrid?
R. La rosa non e' ben costruita. Le mancano alcune cose per essere una supersquadra. Dietro, i due centrali non sono scarsi. Pero' i laterali..io guardo tutte le partite del Real Madrid e Ramos e' un disastro. Forse e' po' presuntuoso. Non si accorge di quello che succede in campo. Non difende ne' attacca. Forse sta pagando gli squilibri della squadra in quella fascia, dove non c'e' ne' un esterno ne' un interno. Tuttavia, come centrale mi piaceva di piu'. Nella fascia non difende mai. E' un punto debole. Ronaldinho ne ha approfittato nella partita d'andata. Anche Marcelo ha difficolta' a difendere, per la sua mentalita', ma almeno attacca con scioltezza.
da elpais.com, traduzione di Beppe de Beppis
fu qualcosa di enorme. Da Juventino preferisco ricordarlo nell'1-6, perculato da Vieri per tutta la partita ;)